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Cuore Kintsugi 💖

Cuore Kintsugi 💖

Ciao, sono Francesca , su Instagram PsicoMamma_Arcobaleno ( visualizza profilo Instagram ).  Vi racconterò meglio chi sono in altri post. In questo ci tengo a presentare il blog, spiegare il nome e da cosa nasce l'idea.  Cuore Kintsugi è la metafora del processo che ho visto avvenire in me stessa nei 2 anni dopo il mio aborto spontaneo che ha portato alla perdita della mia bambina stella, Adele .  Il Kintsugi (letteralmente "riparare con l'oro") è una tecnica giapponese molto antica di riparazione degli oggetti in ceramica rotti che utilizza un collante contenente polvere d'oro .  Gli oggetti in frantumi vengono ricomposti e riassemblati tramite un restauro raffinato, che diviene una vera e propria forma d'arte.  Il valore simbolico di questa tecnica è molteplice. Ciò che si è rotto non viene buttato, ma gli si offre, al contrario, una nuova vita arrivando a riqualificarne il valore, impreziosendolo con l'oro. La metafora che si applica alla vita è lam...
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La mia prima festa della mamma senza di te 💔

La prima festa della mamma dopo la perdita di Adele è stata una ferita aperta . Avrei dovuto averla tra le braccia da poche settimane. Mi immaginavo stanca, forse sopraffatta, ma felice. Mi immaginavo il suo odore addosso, le notti insonni, le fotografie, vedere mio figlio con accanto una sorellina urlante. E invece c’era il vuoto . Un vuoto che non era solo assenza. Era qualcosa di fisico, quasi tangibile. Il corpo ricordava ancora. Il cuore ancora di più. Ricordo il dolore di immaginare continuamente come sarebbe potuto essere. La mente costruiva scene alternative in automatico, come se cercasse disperatamente una realtà parallela in cui tutto fosse andato diversamente . E se fosse nata. E se quel giorno non fosse mai esistito. C’era anche rabbia . Un senso profondo di ingiustizia. Perché il mondo andava avanti normalmente mentre il mio si era spezzato. E dentro di me c’era un desiderio quasi irrazionale di riaverla indietro. Di tornare all’anno precedente. Di riavvolgere il nastro ...

Come si 'elabora' un lutto? La metafora del sasso in tasca e il processo di integrazione dell'esperienza

Una delle metafore più usate per descrivere il lutto è quella del sasso in tasca: qu esta metafora, seppur suggestiva e in parte vera, richiede qualche chiarimento e uno sguardo più ampio sul processo di integrazione del lutto. Avete mai sentito parlare della metafora del sasso in tasca ? È una delle immagini più usate per descrivere il lutto. All’inizio è come avere un sasso pesante nella tasca del cappotto. Lo senti ad ogni passo. Quando cammini pesa. Quando ti fermi pesa. Quando provi a distrarti è comunque lì. Con il tempo, si dice , non è che il sasso sparisca. Semplicemente ti abitui a portarlo. La vita continua. Le giornate passano. E pian piano impari a conviverci. In psicologia del lutto questa idea è molto vicina al concetto di adattamento . Dopo una perdita, lentamente, impariamo a vivere con ciò che è accaduto. La realtà cambia, e noi troviamo un modo per stare dentro quella nuova realtà. Non significa che il dolore scompaia. Significa che la vita continua nonostante quel...

Ciao 2025

Caro 2025, tra poche ore te ne sarai andato. Ho conosciuto molte donne con cui sei stato durissimo, ma non con me, quindi non posso lasciarti andare senza dirti grazie. Sarai sempre l’anno in cui la mia piccola arcobaleno è arrivata sulla terra, con la sua dolcezza, i suoi occhi curiosi, la sua allegria perenne, il suo essere assonnata a tutte le ore. Sei anche l’anno in cui abbiamo dato una sorellina al mio primo figlio, l’altro pezzo del mio cuore. Sei l’anno in cui ho discusso la tesi del master, un progetto che era molto di più di un elaborato accademico: era frutto dei miei giorni, della mia esperienza di perdita, della passione che metto in tutto ciò che mi è a cuore. Sei stato anche l’anno in cui ho deciso che il cammino di Adele non poteva essere finito, in cui ho avvertito la spinta a fare qualcosa in sua memoria e con l’intento di essere vicina ad altre persone che avessero vissuto questa esperienza così dolorosa. Proprio quest’anno, a luglio, è nato il profilo Instagram di P...

Non ti dimenticherò mai

Scrivere a chi non c’è più è uno dei modi possibili per continuare a sentirlo. Questa lettera nasce da lì. Da un ricordo che non se ne andrà, anche se il dolore si trasforma. Cara Adele, oggi onoro il tuo ricordo. Un ricordo che tengo vivo e che ormai, dopo quasi due anni, mi porta più malinconia e nostalgia per ciò che non è stato, che dolore. In questi giorni ti ho pensata in modo particolare e voglio raccontarti perché. Ho ricominciato a lavorare, in un posto completamente nuovo, dopo il periodo di congedo successivo alla nascita di Livia. E indovina un po’ chi ho incontrato lì. Una bambina che si chiama Adele. Ha più o meno l’età che avresti tu adesso. È bionda, con i ricci, esattamente come ti ho immaginata quando ti ho vista durante quella seduta EMDR che racconto spesso: quando ti ho salutata in riva al mare e ti ho lasciata libera di andare via da me, senza più trattenerti. Certe coincidenze hanno una loro magia. Quella bambina, ovviamente, non sei tu. Ma per un attimo ho immag...

Lettera a me stessa, nel primo Natale senza te

  Cara me, ti scrivo questa lettera perché so che questo Natale è il più duro per te e non volevo lasciarti sola. La scrivo e la lascio in questo diario perché tu possa venire qui ogni giorno e rileggerla quando avrai bisogno di sentirti dire queste cose che troppo spesso ti dimentichi di sapere. 1) Tutto questo non è colpa tua. Non è stato quel bicchiere di vino, né il fatto che tu andassi a correre. Non è stato lo sforzo nel pulire i pavimenti quella domenica mattina. È capitato e basta, e tu non potevi farci niente. 2) Non è successo perché non meritavi questa gioia. È successo e basta: non c’è un perché, e sicuramente non è stato per punirti o per farti capire qualche tuo sbaglio. Non è un tuo demerito. 3) Non sei fatta male come pensi. Il tuo corpo è solo un corpo, coi suoi difetti, ok… ma smettila di dirti che sei costituzionalmente inadatta a essere madre. Smettila di dirti che il tuo corpo è difettoso, inospitale, malfunzionante. Edoardo è nato: era piccolissimo, è vero, ma...

Ginevra, luce della mia anima

Ginevra, luce della mia anima Leggera come un petalo  sei volata distante,  ma il tuo nome è rimasto  indelebile tra le pieghe del cuore.  Non va più via questo sincero dolore  una luce che non si spegne,  un piccolo fiore.  Sei andata via così  come un battito nel vento, lasciando braccia vuote  e un infinito sentimento.  Non ho potuto stringerti,  ma ti porto ogni giorno con me.  Sei figlia del silenzio,  Sei amore che non se ne va mai. Con amore infinito...la tua mamma. 🩷

La prima e l'ultima lettera che ho scritto alla figlia che ho perso

23 Agosto 2023 Cara bambina mia, ti ho persa da 3 giorni. E mi sono persa anch'io. Ti ho desiderata per un anno e quando finalmente ci siamo decisi tu sei arrivata subito, come un dono. Un segno, ho pensato. Tutto così meravigliosamente spontaneo, nessuna ovulazione da controllare, nessun calcolo, solo amore. Questo tu sei stata, fin dal primo istante. E invece la tua vita era destinata ad essere brevissima, impercettibile per chiunque, tranne che per noi, per me, soprattutto. Ti ho sentita, mi hai cambiato. Sapevo di aspettarti già prima del test. E già ti immaginavo e sapevo che eri una femmina, anche se nessuno potrà mai confermarlo. Avevo fiducia e mi sentivo positiva, nessun presagio, nessun sospetto, solo tanta gioia. Eppure sei scivolata via da me una domenica mattina.  Hai aspettato che fossimo sole, io e te, per avere un momento intimo ed esclusivo con la tua mamma, il primo e anche l'ultimo. Ti ho amata in quel momento, più di ogni altra cosa. Ti volevo con me, ma tu...