Scrivere a chi non c’è più è uno dei modi possibili per continuare a sentirlo.
Questa lettera nasce da lì. Da un ricordo che non se ne andrà, anche se il dolore si trasforma.
Cara Adele,
oggi onoro il tuo ricordo.
Un ricordo che tengo vivo e che ormai, dopo quasi due anni, mi porta più malinconia e nostalgia per ciò che non è stato, che dolore.
In questi giorni ti ho pensata in modo particolare e voglio raccontarti perché.
Ho ricominciato a lavorare, in un posto completamente nuovo, dopo il periodo di congedo successivo alla nascita di Livia.
E indovina un po’ chi ho incontrato lì.
Una bambina che si chiama Adele. Ha più o meno l’età che avresti tu adesso. È bionda, con i ricci, esattamente come ti ho immaginata quando ti ho vista durante quella seduta EMDR che racconto spesso: quando ti ho salutata in riva al mare e ti ho lasciata libera di andare via da me, senza più trattenerti.
Certe coincidenze hanno una loro magia.
Quella bambina, ovviamente, non sei tu.
Ma per un attimo ho immaginato che lo fossi, e l’ho abbracciata.
Voglio credere che sia una specie di segnale.
Un messaggio dell’universo che vuole dirmi che sono nel posto giusto e che tu sei nel tuo. Un dono che mi permette di trovare pezzetti del tuo ricordo ovunque io vada.
Spero che l’abbraccio che ho dato a quella Adele, così somigliante a come ti ho sempre immaginata, sia arrivato anche a te.
Spero possa, in qualche modo, colmare il vuoto di tutti gli abbracci che non ti ho potuto dare e che avrei voluto avere per noi.
Questo è il mio modo di ricordarti oggi.
Dicendoti che no, non sei quella bambina, ma che sì, ti penso sempre e ti cerco, anche se so che non ci sei, piccola mia.
O meglio, ci sei.
Ma non in questa forma.
E io ti sento.
💔❤️🩹❤️

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