Passa ai contenuti principali

La mia prima festa della mamma senza di te 💔

La prima festa della mamma dopo la perdita di Adele è stata una ferita aperta.


Avrei dovuto averla tra le braccia da poche settimane.

Mi immaginavo stanca, forse sopraffatta, ma felice. Mi immaginavo il suo odore addosso, le notti insonni, le fotografie, vedere mio figlio con accanto una sorellina urlante.

E invece c’era il vuoto.

Un vuoto che non era solo assenza.

Era qualcosa di fisico, quasi tangibile.

Il corpo ricordava ancora. Il cuore ancora di più.

Ricordo il dolore di immaginare continuamente come sarebbe potuto essere.

La mente costruiva scene alternative in automatico, come se cercasse disperatamente una realtà parallela in cui tutto fosse andato diversamente.

E se fosse nata.

E se quel giorno non fosse mai esistito.


C’era anche rabbia.

Un senso profondo di ingiustizia.

Perché il mondo andava avanti normalmente mentre il mio si era spezzato.

E dentro di me c’era un desiderio quasi irrazionale di riaverla indietro.

Di tornare all’anno precedente.

Di riavvolgere il nastro fino a quando il futuro aveva ancora il suo nome dentro.


In quel periodo non sapevo nemmeno se e quando avrei rivisto un test positivo.

E pensavo che forse una nuova gravidanza avrebbe potuto riempire almeno una parte di quel vuoto.

Solo dopo ho capito che il vuoto non funziona così.

Una nuova vita può portare gioia, speranza, luce.

Può riaprire il futuro.

Ma non cancella ciò che è stato perso.

Anzi, a volte riapre anche la ferita.

Porta con sé nuove paure, nuovi tremori, nuove assenze che convivono accanto all’amore.

Perché nessuno avrebbe potuto ridarmi Adele.

Nessuno avrebbe potuto restituirmi quella figlia che desideravo così profondamente in quel preciso momento della mia vita.


Eppure, col tempo, qualcosa ha iniziato lentamente a trasformarsi.

Non il vuoto.

Ma il modo in cui il mio amore per lei cercava spazio nel mondo.

Ho capito che il mio essere madre di Adele non si era interrotto con la sua morte.

Aveva solo smesso di avere una forma visibile agli occhi degli altri.

Quell’amore ha iniziato a prendere altre strade.

Prima nello studio, nella scrittura della mia tesi.

Poi nell’apertura della pagina Instagram.

Nella community whatsapp.

Nelle parole condivise ogni giorno con altre madri in lutto.


Prendendomi cura di questi spazi, e in qualche modo anche di chi ci vive dentro, è come se continuassi a prendermi cura anche di lei.

Come se una parte del mio maternarla passasse ancora attraverso di me.

Le braccia quel giorno erano vuote, ma stavo iniziando, senza saperlo, a dare forma al vuoto che sentivo nel cuore.

Portando quell’amore fuori da me.

Trasformandolo in presenza, parole, ascolto, vicinanza.

Ho onorato la sua presenza eterna nella mia vita coltivando questi spazi.

E il vuoto ha trovato una forma nuova.

Non meno dolorosa.

Non colmabile.

Ma viva.


Perché l’amore non è rimasto incompiuto.

Ha trovato la direzione che sentivo più naturale per me.

Dare forma al vuoto significa questo, oggi, per me.

Trovare una direzione per l’amore.

Un amore che continua a esistere anche senza più il suo destinatario terreno.

Un amore che fa fiorire intorno al vuoto nuove possibilità, nuovi mondi, nuove vie per esprimersi.

E nel farlo, trasforma profondamente anche noi.


Francesca

@psicomamma_perilutto

Commenti

Post popolari in questo blog

Ovunque tu sia, comunque saresti stata

Per gli altri non sei mai esistita, né mai esisterai. Non ti sarà mai attribuito un nome, nemmeno un numero. In un vecchio archivio sarai al più un mio residuo embrionale, un'aderenza. Eppure mi manchi, anche se non ti ho mai conosciuta, e a volte mi chiedo dove tu sia. Sei forse all'imbrunire sull'ultima nuvola rosa, quella che continua a riflettere i raggi del sole quando tutto intorno è già buio? O sei forse su una stella lontana, poco luminosa, quella che riesci a vedere solo se ti metti lì a fissare il cielo per un po'? Oppure sei su un'onda, così piccola che non si vede nemmeno la sua schiuma, non sa se riuscirà ad arrivare a riva perché forse uno scoglio la bloccherà, ma lei prova comunque a partire? Faccio fatica ad immaginare come tu saresti stata. Ma una volta mi sono sforzata di farlo ed ho chiuso forte gli occhi. E ti ho immaginata con gli occhi neri e grandi come quelli del tuo papà. Anzi, eri proprio uguale a lui. Avevi anche i capelli neri, sottili e ...

Cuore Kintsugi 💖

Ciao, sono Francesca , su Instagram PsicoMamma_Arcobaleno ( visualizza profilo Instagram ).  Vi racconterò meglio chi sono in altri post. In questo ci tengo a presentare il blog, spiegare il nome e da cosa nasce l'idea.  Cuore Kintsugi è la metafora del processo che ho visto avvenire in me stessa nei 2 anni dopo il mio aborto spontaneo che ha portato alla perdita della mia bambina stella, Adele .  Il Kintsugi (letteralmente "riparare con l'oro") è una tecnica giapponese molto antica di riparazione degli oggetti in ceramica rotti che utilizza un collante contenente polvere d'oro .  Gli oggetti in frantumi vengono ricomposti e riassemblati tramite un restauro raffinato, che diviene una vera e propria forma d'arte.  Il valore simbolico di questa tecnica è molteplice. Ciò che si è rotto non viene buttato, ma gli si offre, al contrario, una nuova vita arrivando a riqualificarne il valore, impreziosendolo con l'oro. La metafora che si applica alla vita è lam...