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Lettera a me stessa, nel primo Natale senza te

 


Cara me,


ti scrivo questa lettera perché so che questo Natale è il più duro per te e non volevo lasciarti sola.


La scrivo e la lascio in questo diario perché tu possa venire qui ogni giorno e rileggerla quando avrai bisogno di sentirti dire queste cose che troppo spesso ti dimentichi di sapere.


1) Tutto questo non è colpa tua.

Non è stato quel bicchiere di vino, né il fatto che tu andassi a correre. Non è stato lo sforzo nel pulire i pavimenti quella domenica mattina.

È capitato e basta, e tu non potevi farci niente.


2) Non è successo perché non meritavi questa gioia.

È successo e basta: non c’è un perché, e sicuramente non è stato per punirti o per farti capire qualche tuo sbaglio.

Non è un tuo demerito.


3) Non sei fatta male come pensi.

Il tuo corpo è solo un corpo, coi suoi difetti, ok… ma smettila di dirti che sei costituzionalmente inadatta a essere madre.

Smettila di dirti che il tuo corpo è difettoso, inospitale, malfunzionante.

Edoardo è nato: era piccolissimo, è vero, ma ce l'ha fatta, ed è merito del tuo corpo.

Quest'altra gravidanza era arrivata, ed era merito del tuo corpo, di nuovo.

Dagli fiducia. Ha sofferto, e ha bisogno di cura anche lui.


4) Ti meriti amore, cura, gentilezza — e te le meriti in primis da te stessa.

È stato un periodo tosto e difficile.

Tu ce l’hai fatta e ce la stai facendo, come sempre, ma a quale prezzo?

Non ti fermi, non ti ascolti, non ti concedi di stare bene per paura di soffrire.

Dai spazio al dolore: non ti ucciderà.

Stare male è l’unica via per stare meglio domani.

(Mentre scrivo piango, finalmente.)


5) Lasciati aiutare.

Le persone ti hanno fatto male, è vero.

Molti non hanno capito.

Ma tu non smettere di sperare che qualcuno possa starti vicino.

Piuttosto, impara a scegliere le persone giuste.


6) Ce la farai.

Non perdere la fiducia: sei sempre stata un’inguaribile ottimista.

Ritrova quel paio di occhiali rosa, ti prego. Mi manchi.

Mi manca la tua spensieratezza, il tuo crederci fino alla fine, mi manca la magia che sprigionavi (quella che una compagna di corso ti faceva sempre notare).

Eri magica davvero, e non lo sapevi.

Ora lo so perché ho perso la magia.


È Natale e io sono senza la mia magia.


Ti scrivo questa lettera per dirti che hai ragione:

ad essere incazzata, a soffrire, a essere stanca di aspettare.

Ma non hai ragione ad odiarti per essere come sei, per il tuo corpo che ha bisogno di essere nuovamente operato.

Non è una colpa, neanche questa.


Perdonati.

Sei umana.

Sei fragile.

Non è una colpa essere fragile, non è un limite.


Fai qualcosa di bello per te in queste vacanze.

Non importa festeggiare, ma ritagliati dei momenti: fatti coccolare, mangia cose buone, visita quella mostra, ascolta musica jazz e goditi il vino che non avresti potuto bere.


Lo so: riesci solo a pensare che nella tua pancia ci sarebbe stata lei.

Che avresti voluto dover evitare il sushi, fare la foto davanti all’albero con un sogno che brillava negli occhi, invece di uno infranto nel cuore.

Lo so: fa malissimo tutto questo.


Ti prometto che il prossimo Natale sarà diverso.

Che paura dirtelo… ma voglio crederci almeno un pochino.


Buon Natale, vecchia roccia.

Vedi di sgretolarti un po’ e lasciar intravedere il diamante che hai dentro.

La tua creatura vorrebbe vederti splendere.


Ti abbraccio, fallo anche tu.


Tua,

Francesca.

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