Per gli altri non sei mai esistita, né mai esisterai.
Non ti sarà mai attribuito un nome, nemmeno un numero.
In un vecchio archivio sarai al più un mio residuo embrionale, un'aderenza.
Eppure mi manchi, anche se non ti ho mai conosciuta, e a volte mi chiedo dove tu sia.
Sei forse all'imbrunire sull'ultima nuvola rosa, quella che continua a riflettere i raggi del sole quando tutto intorno è già buio?
O sei forse su una stella lontana, poco luminosa, quella che riesci a vedere solo se ti metti lì a fissare il cielo per un po'?
Oppure sei su un'onda, così piccola che non si vede nemmeno la sua schiuma, non sa se riuscirà ad arrivare a riva perché forse uno scoglio la bloccherà, ma lei prova comunque a partire?
Faccio fatica ad immaginare come tu saresti stata.
Ma una volta mi sono sforzata di farlo ed ho chiuso forte gli occhi.
E ti ho immaginata con gli occhi neri e grandi come quelli del tuo papà.
Anzi, eri proprio uguale a lui.
Avevi anche i capelli neri, sottili e lisci come i suoi, la frangia e il caschetto (amo le bimbe con la frangia e il caschetto, purtroppo se fossi stata davvero una bimba, ti sarebbe toccato!)
E correvi, correvi felice sulla spiaggia di Igea Marina, quella dove ti abbiamo portata mentre eri nella mia pancia. Raccoglievi conchiglie e le portavi al tuo fratellino per giocarci insieme.
E poi arrivava dicembre, e ti ho immaginata felice mentre spegnevi le candeline insieme al tuo fratellino (sì, lo so, anche questa storia di festeggiare i compleanni vicini insieme ti sarebbe toccata).
Ovunque tu sia, comunque saresti stata, ti immagino come un essere meraviglioso, ed è per questo che ti darò il nome di un fiore: Iris.
Non ho potuto tenerti con me, ma un giorno ne incontrerò uno meraviglioso, lo raccoglierò e lo metterò a seccare, così potrò averti per sempre con me.
La tua mamma, L.

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